Non è una foto da guardare: è uno spazio in cui si entra, si cammina e si torna ogni stagione. Scorri e attraversalo.
Come lavoriamoUn giardino non si consegna e basta: cresce, cambia colore, va potato e innaffiato. Per questo lo progettiamo e poi lo seguiamo.
Non esiste un modello da ripetere: cambiano il terreno, la luce, la casa e chi ci abita. Cambia anche il giardino.
Il giardino che consegniamo a giugno va seguito a ottobre e a marzo: è lì che si vede il lavoro.

Disegniamo il verde, lo mettiamo a dimora e poi ce ne occupiamo: un solo interlocutore, dalla prima pianta in poi.

Un giardino non è solo piante: è ombra, sedute, ripari. Luoghi pensati per fermarsi, non soltanto da guardare.
Intrecci, corten, pietra, ghiaia: i materiali che accompagnano il verde vanno scelti con la stessa cura delle piante.
Le piante riempiono, il legno cambia colore, il corten si scurisce. Un giardino ben fatto migliora con gli anni.
Ogni casa, ogni pendenza, ogni ora di luce chiede una risposta diversa. Non c'è uno stile da scegliere a catalogo: c'è un luogo da ascoltare, e un'anima da dargli.
Prima di disegnare stiamo fermi a guardare: da dove arriva il sole, dove batte il vento, che cosa si vede dalla finestra della cucina. Si parte da quello che c'è già.
Poi immaginiamo com'è fra dieci anni: l'albero che ombreggia il tavolo, la siepe che nasconde la strada, l'acqua che prende il colore della montagna. Si disegna il tempo, non solo lo spazio.
E restiamo. Le piante messe a dimora oggi chiedono anni e mani: potature, stagioni, correzioni. È allora che un disegno smette di essere un progetto e diventa un giardino.
Ci piace pensarci come artisti: mantenere l'armonia di qualcosa di vivo ci onora ogni giorno.
Dietro a un prato perfetto ci sono settimane di terra, livelli, tubi e rotoli portati a mano. Questo è un cantiere a Lazise.









